Arabia Saudita: viaggio nel Regno più inaccessibile del mondo

Arabia Saudita: viaggio nel Regno più inaccessibile del mondo />

Tutto ha inizio quando ricevo l'invito a partecipare ad una fiera internazionale a Riyadh da parte di una azienda italiana con la quale ho collaborato.

Per un viaggiatore come me è stato come vincere un biglietto alla lotteria e dopo anni passati a documentarmi su un viaggio che pensavo non avrei mai potuto fare ecco arrivare un regalo inaspettato.


Per l'Arabia Saudita non si rilasciano visti turistici, ma solo lavorativi oppure se si e' mussulmani è concesso andare in Pellegrinaggio a La Mecca ovviamente con certificazione della moschea di appartenenza e chiaramente non era il mio caso, ma dopo aver ricevuto invito ufficiale ed essermi recato due volte a Roma in consolato per impronte digitali ed impronte della retina mi viene finalmente  rilasciato il visto ed il 17 Maggio è il giorno della partenza.

Prima dell'imbarco vengo chiamato al gate in aeroporto per un ulteriore controllo effettuato da una società esterna di vigilanza ed il mio passaporto viene minuziosamente girato, letto, osservato  il tutto con estrema meticolosità. Salito finalmente in aereo osservo incuriosito e sorpreso che molte donne che all'imbarco erano vestite da occidentali improvvisamente cambiano vestito, infatti ora tutte indossano l'abaya ed il niqab: dal mondo a colori si passa al bianco e nero. 

Tutte le donne saudite per cultura, tradizione ed educazione alla sottomissione fanno dell'abaya, tunica nera che le riveste dal collo alle caviglie, una seconda pelle. L'abaya negli ultimi anni si è abbellita con piccoli particolari  colorati, come perline alle maniche o al collo oppure fasce sottili che incorniciano gli orli, ma il total black rimane il colore più appropriato per rimanere fedeli alla tradizione ed avere maggiore rispetto. Proprio per questo motivo e per non rischiare di avere problemi con la polizia religiosa, la Mutawa, l'abaya è il  primo acquisto per tutte le donne occidentali a Riyadh.


I primi due giorni a Riyadh li ho dedicati alla fiera internazionale, motivo ufficiale del mio viaggio ed ho avuto modo di osservare che Riyadh è una capitale in movimento proiettata al futuro. Si costruisce in ogni angolo tanto da renderla un cantiere infinito dove la sensazione che si ha è che non sia importante tanto popolare e vivere gli spazi quanto riempire i vuoti, infatti la percezione che si ha nel girare per le strade è che non ci sia abbastanza popolazione per abitare queste opere faraoniche, ma sicuramente Riyadh pullula di voglia di uscire dagli schemi: è evidente il desiderio dei giovani di circondarsi di oggetti occidentali e la cultura occidentale entra in modo preponderante nella loro quotidianità attraverso la moda e l'estetica; in due settimane non ho mai incontrato nessuno che non avesse l'ultimo modello di I Phone. C'è una grandissima contraddizione nella popolazione saudita: da una parte, regole del Corano, formalismi e schemi sociali, dall'altra curiosità e sguardo all'occidente con  i suoi vizi e vezzi.


I centri commerciali sono città nella città e tutte le grandi firme europee fanno da padrone, sono come il mondo dei balocchi dove si ha l'illusione di essere tutti uguali e vivere in un solo unico mondo e non in mondi paralleli: Oriente ed Occidente. Purtroppo l'incantesimo si spezza al richiamo alla preghiera del muezzin ed improvvisamente tutto si svuota, i negozi chiudono, gli uomini scompaiono e le donne, rimaste su panchine o gradini, aspettano che la preghiera termini. Le cinque preghiere al giorno, uno dei pilastri religiosi dell'Islam, vengono categoricamente attuate ed in Arabia Saudita attenersi ad esse risuona come un imperativo più che come una scelta, infatti sia in un bazar, in un ristorante o in un negozio al richiamo del muezzin tutte le attività chiudono i battenti e chiunque viene invitato gentilmente ad uscire  e a rientrare solo a preghiera terminata. Il tutto assicurato dal controllo ossessivo della polizia. Uomini e donne in Arabia Saudita vivono vite parallele, ma separate. Ovunque si vada dal fast-food al migliore ristorante esistono  sempre due file, due zone dove sedere e ciascuna di esse dedicata ai soli uomini e alle sole donne unica eccezione viene fatta per le famiglie, dove marito e moglie possono stare insieme ma separati dagli occhi indiscreti di altri uomini.

 Affittata un auto mi dirigo verso nord e attraversando distese di erg arrivo a Mada'in Saleh, città costruita dai Nabatei nei primi secoli D.C. e totalmente scavata nella roccia dove si possono ammirare, circondati dal deserto rosso dei monumenti funerari scavati  con scalpelli. Tutta la zona è stata definita patrimonio dell'Unesco dal 2008 e Mada'in Saleh con le sue tombe è sicuramente la piccola Petra dell'Arabia Saudita.

Vicino Mada'in Saleh ad Al-Ula accade qualcosa che più tardi mi farà riflettere: vengo fermato dalla polizia che dopo aver chiesto i soliti documenti, passaporto e visto mi chiede che cosa stessi  facendo lì, dove pernottassi, da dove venissi, dove stessi andando e dopo aver saputo che stavo cercando un ristorante me ne indica uno e gentilmente mi saluta. Il ristorante indicato dai due poliziotti era chiuso ed opto per un altro posto, ma con grande stupore dopo essermi seduto al tavolo si avvicina un giovane uomo con un telefonino;  sceso da un auto nera con vetri scuri e senza targa che in perfetto inglese mi dice che qualcuno vuole parlare al telefono con me.

Fra stupore e timore rispondo al telefonino e dall'altra parte la voce che sento è la stessa del poliziotto con il quale avevo parlato poco prima che mi chiede perchè non fossi nel ristorante indicato: è solo in quel preciso momento che metto a fuoco di essere stato letteralmente pedinato e comprendo quanto il controllo governativo sia capillare, ossessivo e totalizzante.

Dopo questa esperienza il giorno dopo riparto alla volta di Medina che è di strada per Gedda. Decido di pernottare all' Hotel Meridien, unico albergo che può ospitare non mussulmani e sebbene Medina sia una città santa e non sia percorribile totalmente per i non mussulmani sono riuscito ad intravedere la grande moschea di Maometto.Vedere  la calca di persone vestite di bianco a dorso nudo, scalze che con grande forza interiore e profondo credo intraprendono questo viaggio: il viaggio della vita è stata una sensazione vibrante.

Molti di loro infatti usano i risparmi di un intera esistenza per vivere questa esperienza. Non potendo però visitare Medina liberamente proseguo il mio viaggio per Gedda. Arrivato in città constato, dal numero di alberghi e dal viavai di gente che è la città più aperta e cosmopolita del paese. Questo aspetto le scaturisce da una posizione strategica sul Mar Rosso che l'ha resa da sempre una città commerciale, crocevia dei pellegrini in transito per La Mecca.

Si intravedono immediatamente le meravigliose case di corallo abitate una volta dai ricchi mercanti che ricordano i fasti del passato che nonostante siano patrimonio dell'Unesco sono, nella maggior parte, lasciate al  degrado ed il governo ad oggi ha investito davvero poco per recuperare l'antica bellezza di questi gioielli architettonici che rischiano di scomparire per sempre.

Il mio viaggio è quasi giunto al termine e per poter tornare a Riyadh l'unica via è passare per La Mecca, prima città santa dell'Islam dove è custodita la pietra nera. Come per Medina così anche per La Mecca l'accesso ai non mussulmani è vietato infatti sull'autostrada dei cartelli ben evidenziati indicano la circonvallazione più esterna per raggiungere Riyadh senza però avvicinarsi troppo a La Mecca.


Ritornati a Riyadh il mio viaggio è giunto al termine, prendo  il volo che mi riporterà a Roma.

Le sensazioni che provo sono contrastanti: gioia, sollievo ma anche tristezza, arricchimento, svuotamento al contempo e mi viene in mente una frase di Mustafa Kemal (Ataturk) che nei primi del novecento diceva: " ...per quasi cinquecento anni queste regole e teorie di un vecchio arabo ( Maometto) ...hanno deciso quale forma dovesse avere la costituzione, i dettagli della vita di ciascun turco, cosa dovesse mangiare, l'ora della sveglia e del riposo, la forma dei suoi vestiti, i suoi pensieri... l'Islam è una cosa morta, forse poteva andare bene alle tribù del deserto, ma non è adatto ad uno stato moderno e progressista...". Buon viaggio...per dove non è importante, l'importante è continuare il cammino. 
Dott. Antonio